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Telefono Rosa: il lavoro come risorsa per emanciparsi dalla violenza

L’Associazione rivela che in questo periodo di emergenza sanitaria molte donne vittime di abusi stanno perdendo la propria occupazione. “Per chi ha bisogno noi continuiamo ad esserci” afferma la presidente Lorella Don.

Ascolto e supporto: un connubio talmente indispensabile da non poter essere messo in quarantena. Oggi più che mai perché risponde a una vera e propria emergenza nell’emergenza: quella delle donne in difficoltà a causa delle violenze subite. Parliamo del prezioso servizio di Telefono Rosa che anche in questo periodo segnato dall’epidemia di Coronavirus prosegue con tenacia e attenzione la propria attività garantendo attenzione alle donne vittime di violenza in ogni sua forma: psicologica, fisica, economica e sessuale oltre allo stalking.

Abbiamo raggiunto telefonicamente la sede di Verona il cui centro antiviolenza è nato nel 1990 e fa parte della rete dei Telefoni Rosa d’Italia. Inoltre è componente di Iris - Coordinamento centri antiviolenza del Veneto insieme ad altre realtà.

Per l’occasione abbiamo intervistato la presidente Lorella Don che ci parla della riorganizzazione del servizio oltre a rivelarci alcune questioni urgenti legate al tema dell’assenza o perdita del lavoro nella maggior parte delle vittime di abusi.

Telefono Rosa concretizza un servizio che coinvolge non solo il canale telefonico ma è fatto anche di presenza fisica attraverso consulenze e incontri. Come avete riorganizzato la vostra attività in questo periodo in cui è richiesto il distanziamento sociale?
“Come tutti dobbiamo sottostare alle regole di contenimento del virus e quindi abbiamo sospeso le attività in presenza. Questo però non ci ha impedito di mantenere un importante filo di collegamento con le donne che hanno bisogno, ribadendo che noi ci siamo e continueremo ad esserci. Non abbiamo mai fermato la nostra attività ma abbiamo riorganizzato il servizio. Oltre ad offrire ascolto, supporto e sostegno, aspetti davvero molto importanti per chi si trova in una situazione di disagio e solitudine, diamo disponibilità anche per un colloquio informativo, sempre telefonico, con le nostre legali. Si può parlare con le nostre operatrici dal lunedì al venerdì in orari prestabiliti contattando il numero 045 8015831. Garantiamo riservatezza, rispetto della privacy e assenza di giudizio. Restano inoltre attivi il sito web www.telefonorosaverona.it e la pagina Facebook sui quali sono presenti orari e giorni di servizio. É anche possibile contattarci all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Un altro tassello cardine del vostro servizio è rappresentato dai gruppi di auto mutuo aiuto. Attualmente com’è strutturata questa attività ed è prevista una sorta di fase 2?
“Prima dell’emergenza sanitaria avevamo avviato un gruppo di auto mutuo aiuto condotto come sempre da volontarie formate. Adesso stiamo proseguendo via Skype, mantenendo il rapporto con le donne già facenti parte. Come volontarie ogni dieci giorni ci confrontiamo per capire come ritarare il servizio in attesa delle nuove misure che verranno assunte dal governo.”

Quali sono state le difficoltà maggiormente incontrate nel gestire il servizio in questo periodo?
“Sicuramente non poter effettuare colloqui diretti che sono una modalità efficace per migliorare il rapporto di fiducia che si è instaurato durante il colloquio telefonico. Questi colloqui ci aiutano inoltre ad approfondire la storia della donna e aiutarla a riconoscere la violenza che sta subendo. Siamo però abituate ad utilizzare il canale telefonico come primo contatto che avviene con questa modalità nella maggioranza dei casi. Solitamente segue un colloquio diretto. La cosa più importante è far sentire le donne accolte e comprese, creando un rapporto di fiducia ed empatia. Le donne che ci contattano possono raccontarci le cose più inenarrabili con la sicurezza che da parte nostra non ci sarà alcun tipo giudizio e non verrà intrapresa alcuna azione senza il consenso della donna stessa.”
Per quel che riguarda l’opera di prevenzione e sensibilizzazione, abbiamo dovuto sospendere ogni intervento previsto sia nelle scuole che nelle manifestazioni organizzate per la ricorrenza dell’8 marzo. Confidiamo di riprendere al più presto a pieno regime tutti i nostri servizi e attività.”

La vostra attività di ascolto delle donne in difficoltà prosegue anche ora. Qual è il disagio che emerge di più in questo periodo?
“Per buona parte delle donne è dato dall’aspetto economico. Per molte di loro questo periodo, oltre ad essere costrette ad una convivenza forzata con il proprio maltrattante, ha significato anche la perdita del lavoro. L’assenza di un’occupazione e la precarietà lavorativa sono tra i principali elementi che aumentano la difficoltà ad intraprendere percorsi di uscita da una situazione di violenza. Spesso sono donne sole, portate all’isolamento dal proprio aguzzino, senza più il sostegno di amici e parenti. Alla questione economica aggiungiamo poi la preoccupazione per i figli, quando sono presenti, che nella quasi totalità dei casi subiscono violenza assistita, un fenomeno di cui non si parla abbastanza e su cui gli investimenti sono irrisori”.

Possiamo quindi dire che il lavoro rappresenta un elemento fondamentale nel percorso di emancipazione da condizioni di violenza?
“Certamente. Noi stesse come Telefono Rosa abbiamo attivato dei tirocini con un’azienda partner in un progetto di reintroduzione delle donne nel mondo del lavoro. Abbiamo realizzato alcuni progetti che ci hanno permesso di utilizzare dei fondi regionali che ci hanno permesso di dare sostegno economico a donne con particolari situazioni di fragilità. L’indipendenza economica è importantissima, ti permette di mantenerti e progettare il tuo futuro. Circa il 50% delle donne che si rivolgono a noi hanno un lavoro ma la gran parte di queste attività sono precarie, poco garantite e scarsamente remunerate. Ciò le costringe a dover chiedere supporto economico al compagno/marito anche per le necessità di base, come la spesa alimentare, dinamica questa, che abbatte l’autostima e che rende ancora più vulnerabili. Ricordiamo comunque alle donne che ci leggono che, oltre ai centri anti violenza, che offrono i loro servizi in determinati orari, esiste il numero d’emergenza 1522 a cui risponde un’operatrice h24 con cui è possibile anche chattare. Con il 1522, in alcuni orari e giorni è inoltre disponibile un’operatrice che parla alcune lingue straniere. Da poco è attiva anche l’App della Polizia di Stato YOUPOL che identifica che coordinate della chiamante e le invia alla questura più vicina. Se si subisce violenza si è pienamente giustificate ad abbandonare subito la casa e, in caso di pericolo di vita, si chiamano le forze dell’ordine.”

                                                                                                                                                                                                Sara Bellingeri

 

 

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