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Green jobs: il mondo del lavoro sostenibile

Con l'inizio del nuovo anno scolastico riparte anche il nostro Blog! 
Tra i molteplici obiettivi che abbiamo per questo spazio, c'è quello di portare la testimonianza di vari professionisti che raccontino del loro lavoro e del percorso che hanno fatto per raggiungerlo. In questo modo vorremmo aiutare i giovani a conoscere meglio il mercato del lavoro e delle professioni, nuove o da riscoprire, perchè si orientino consapevolmente nella scelta post diploma.

Oggi vi presentiamo Marta Avesani, consulente e formatrice sui temi della sostenibilità e della CSR, la Corporate Social Responsibility (o Responsabilità Sociale d'Impresa). Quello di Marta è uno dei cosiddetti "green jobs", oggi il dibattito sui cambiamenti climatici e l’ambiente è accesissimo ma in futuro aumenteranno le figure professionali che operano in questo ambito? Leggete l'intervista per scoprirlo!

1. In cosa consiste la tua professione?
Nel concreto introduco studenti e imprese al tema della sostenibilità integrata (ambientale, sociale, economica) e accompagno le organizzazioni desiderose di comprendere il proprio attuale impatto ambientale e socio-economico e di attuare delle trasformazioni strategiche in azienda in grado di creare in modo sistematico valore positivo per tutti i soggetti coinvolti (collaboratori, fornitori, clienti, territorio e contesto sociale, finanziatori, ... ) così da contribuire fattivamente allo sviluppo sostenibile.

2. Cos’è la sostenibilità d’impresa? Ritieni che abbia il giusto peso all’interno dell’economia reale?
La sostenibilità d'impresa si inserisce nel più ampio quadro dello sviluppo sostenibile, un modello di sviluppo che permette alle generazioni presenti di soddisfare i loro propri bisogni senza compromettere la possibilità per le future generazioni di soddisfare quelli che essi riterranno essere i loro bisogni. Ciò significa rispondere ai bisogni umani attuali (anche attraverso gli scambi economici) secondo criteri di equità e inclusione facendo attenzione di non utilizzare più risorse ecologiche di quante il nostro pianeta è in grado di produrre e mettere a nostra disposizione ogni anno. Tutte le risorse naturali che utilizziamo oltre la loro capacità riproduttiva implica depauperamento delle risorse e degrado ambientale a discapito delle future generazioni. Perchè il paradigma dello sviluppo sostenibile diventi realtà è necessario che tutti i soggetti, incluse le imprese, rivedano i loro modelli di business in modo tale che le attività economiche creino valore sociale e ambientale e non contribuiscano invece ad esacerbare le crisi di tipo ambientale e socio-economico del nostro tempo.
Purtroppo sono ancora poche le imprese che attivano processi di sostenibilità d'impresa al loro interno. Infatti, per percepire il beneficio di una trasformazione strategica sostenibile in azienda, è necessario spostare l'attenzione dal ritorno sull'investimento di breve termine (dai cosidetti "quarters", i trimestri su cui si basano le analisi economiche) a ritorni di creazione di valore nel medio-lungo periodo. Pensiamo, ad esempio, a quanto impiega un albero ad essere redditizio e a produrre ossigeno o a quanto impiega un bambino a formarsi: sicuramente una visione cosiddetta "short term" non aiuta le organizzazioni a comprendere i benefici di fare investimenti nell'ambiente e nelle persone. In ogni caso, l'attenzione mediatica in tal senso è in aumento e ho potuto percepire una sempre maggiore attenzione verso questi temi, e quindi anche verso la mia professione.

3. Quale percorso di studi hai frequentato? Ci sono percorsi che è necessario o molto consigliato intraprendere?
Sono partita da un Liceo linguistico e poi con una laurea triennale in Cooperazione internazionale: avevo il sogno di lavorare per le Nazioni Unite per sostenere le comunità nel Sud del Mondo. Ho poi fatto una prima esperienza in un progetto di cooperazione internazionale in Perù e ho realizzato con mano che stavo lavorando sugli effetti dei problemi e non sulle cause. Mi sono quindi iscritta al Joint Master Degree in Sustainable Territorial Development (STeDe), una laurea magistrale offerta dalle università di Padova, Katholieke Universiteit Leuven (Belgio), Paris 1 - Sorbonne Panthéon (Francia) e Universidade Catolica Dom Bosco (Brasile) nella forma di un Erasmus Mundus di 2 anni. Il processo di selezione è stato tosto: solo 5 studenti europei e 8 non europei avrebbero ottenuto una borsa di studio finanziata dalla Commissione Europea che avrebbe coperto tasse universitarie, assicurazione e un assegno mensile per l'intero ciclo di studi. Ho vissuto in 4 diverse città europee per 2 anni studiando in un contesto internazionale con compagni di corso da tutto il mondo. Credo che il segreto per fare un lavoro di qualità nel campo della sostenibilità non sia tanto legato ad uno specifico percorso, quanto nella scelta di percorsi il più possibile interdisciplinari, sistemici, in grado di mettere in relazione materie e linguaggi diversi. Il mondo è un sistema complesso e servono figure professionali in grado di comprenderlo nella sua interezza. Gli stessi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 toccano i più diversi domini del sapere e del vivere e il segreto per risolvere molti problemi globali è quello di lavorare contemporaneamente e in modo coordinato su tutti gli obiettivi riconoscendone i legami di interdipendenza. Nei miei anni di studio ho sempre avuto difficoltà a spiegare che cosa stavo studiando, non sarei diventata nè avvocato, nè ingegnere, nè medico, nè maestra. Ora comprendo che la visione sistemica che ho acquisito mi permette di comprendere una visione e tradurla nei diversi linguaggi specifici (degli economisti, delle scienze naturali, dei sociologi, ... ) che ho incontrato nel mio percorso perchè possa essere attuata.

4. Aspetti positivi e punti deboli della tua professione
Innanzitutto il grande tema è avere un'attività autonoma e non un lavoro da dipendente. Ciò significa grande flessibilità lavorativa e libertà creativa, ma anche lavoro senza orari, un pizzico di solitudine per la mancanza di un team stabile con cui condividere l'avventura e la costante incertezza nelle entrate economiche, almeno nel periodo di startup (anche se devo dire che nei 3 anni di lavoro il trend è stato sempre positivo).
Riguardo al lavoro come consulente di sostenibilità nello specifico, il lavoro mi entusiasma e mi fa sentire utile, i progetti in cui sono coinvolta sono sempre diversi, imparo sempre qualcosa di nuovo, lavoro con tanti colleghi interessanti e il lavoro successivo spesso si crea da solo per passaparola o nuovi contatti, senza bisogno di particolari attività promozionali. Dall'altra parte la quantità di lavoro che ho dipende fortemente sia dalla sensibilità verso questi temi delle imprese sia dalla disponibilità di finanziamenti per coprire le spese delle mie consulenze e attività formative, in quanto la maggior parte delle organizzazioni interessate ad avviare un percorso non è così certa dei benefici e dei ritorni da investire di tasca propria.

5. Oggi il dibattito sui cambiamenti climatici e l’ambiente è accesissimo, pensi che in futuro aumenteranno le figure professionali che operano in questo ambito?
Assolutamente sì! I cosiddetti "green jobs" sono in aumento e continueranno ad aumentare. Ad esempio, in base agli scenari dell'Agenzia dell'energia, l'ILO stima che l'azione per il clima determinerà una creazione netta 18 milioni di posti di lavoro in più a livello mondiale entro il 2030 rispetto ad uno scenario “business-as-usual”. Sempre a livello globale l'occupazione nel settore fotovoltaico è aumentata dell'8,7% nel 2017. Non solo questa crisi è in grado di generare posti di lavoro "sensati" in termini di impatto ecologico positivo, ma i nuovi lavori generati sono anche più efficienti: da uno studio americano si ricava che le energie rinnovabili e i settori a basse emissioni di carbonio generano più posti di lavoro per unità di energia prodotta rispetto al settore dei combustibili fossili. La relazione sullo Stato della Green Economy 2018 stima che gli investimenti sulla green economy in Italia potranno generare in 5 anni un valore della produzione pari a circa 370 miliardi di euro, un valore aggiunto di circa 129 miliardi e unità di lavoro per circa 2,2 milioni, che arriverebbero a circa 3,3 milioni calcolando anche l’effetto indotto. Servono ricercatori, startup in grado di risolvere problemi sociali ed ecologici, ma anche imprese edili che trasformino il nostro patrimonio immobiliare, uno dei settori più energivori, in costruzioni passive, professionisti in grado di comunicare in modo semplice la sostenibilità e la necessità che ognuno adotti comportamenti sostenibili e tanto altro ancora.

6. Qual è il tuo motto?
"Lasciare il mondo un po' migliore di come l'ho trovato". Non è un motto che ho inventato, l'ho preso in prestito da Lord Baden Powell, il fondatore del movimento internazionale scout che desidera contribuire all'educazione delle nuove generazioni in termini di cittadinanza attiva e cura del bene comune. Nel mio caso la mia professione nasce innanzitutto da una vocazione legata al senso della mia vita, che ho trovato proprio nel lavorare per un benessere generale in comunità inclusive e sostenibili dove l'economia è al servizio dell'essere umano e rispetta le regole fisiche e chimiche che regolano il nostro pianeta e che non possiamo mutare, pena la nostra estinzione. Credo che ragionare sul senso della propria vita sia alla base dell'identificazione di una professione che non è solo un lavoro, ma una passione che ti fa venire voglia che sia lunedì.

 

A cura di Rosamaria Provenzale

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