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Vita da...giornalista!

 

Intervista a Francesca Lorandi

Francesca lorandiFrancesca è una giornalista di 35 anni, 17 dei quali impiegati a cercare notizie e scrivere articoli. Ha lavorato in due televisioni e cinque giornali, uno dei quali fondato da lei stessa. Ama leggere storie nella stessa misura in cui ama scriverle.
E crede che nella vita non avrebbe potuto fare nulla di diverso dalla giornalista.
 

 1. In cosa consiste il tuo lavoro? 
Cercare notizie. Questa è la parte più divertente, dal mio punto di vista: intrufolarmi nel web, individuare spunti che possono diventare informazione, parlare con la gente, “coltivare” i contatti e le fonti. Poi c'è la parte della scrittura, della stesura dell'articolo. E infine il desk, la “cucina”, quella che viene fatta all'interno della redazione e che prevede la collocazione delle notizie in pagina in base all'importanza e all'impatto, la sistemazione degli articoli e dei comunicati che arrivano dall'esterno, la ricerca di titoli in grado di attirare l'attenzione del lettore.

2. Quale percorso di studio è necessario intraprendere per diventare una giornalista?
Già da ragazzina volevo diventare giornalista. Quindi dopo il diploma al liceo scientifico mi sono iscritta alla facoltà Lettere. L'obiettivo era chiaro, le strade per arrivarci erano (e sono) numerose. Potevo scegliere Giurisprudenza, Scienze economiche o Scienze politiche, ma anche Lingue, evitando magari quelle facoltà troppo generaliste. Ho scelto Lettere perché amavo e amo la letteratura, antica e moderna, le sue origini, la sua storia. Perché lo studio delle lettere e della letteratura del passato sono la base della scrittura di oggi, anche quella giornalistica. Ho iniziato a collaborare con dei quotidiani già durante gli anni dell'università. Quello del giornalista è un mestiere che va coltivato sul campo, “consumando le suole delle scarpe” come mi hanno ripetuto mille volte.

3. Quali competenze specifiche servono?
Curiosità, spirito di osservazione, faccia tosta. Il senso della notizia, che è fondamentale, viene con l'esperienza così come la capacità di scrivere un articolo arriva con l'allenamento e la lettura costante di giornali e libri.

4. Ci sono prospettive occupazionali?
Ci sono, ma diverse rispetto a un tempo. Credo di far parte dell'ultima generazione che ancora può sedere sulla scrivania di una redazione tradizionale, con in mano un contratto giornalistico. Perché il web sta rivoluzionando questo mestiere, che sta vivendo una trasformazione che francamente non so dove porterà. Ma sicuramente la situazione cambierà. I giornalisti credo saranno soprattutto freelance, e dovranno sapersi distinguere dagli scrittori improvvisati del web, che troppo spesso non hanno competenze né capacità di verificare, approfondire, scrivere le notizie. Tuttavia il giornalismo (di qualità) sarà sempre più in rete, dove sono fondamentali anche foto e video. Perciò, penso che sarà fondamentale saper usare anche questi strumenti.

5. Aspetti positivi e punti deboli della tua professione
Penso sia il mestiere più bello del mondo, perché è molto adrenalinico, ogni giorno è diverso dal precedente e ogni giorno impari qualcosa di nuovo. Alla mattina ti svegli e non sai cosa succederà e dove di porteranno i fatti nelle ore successive. Ma richiede sacrifici, sia per arrivare a una certa stabilità economica, perché la gavetta è lunga, sia per gli orari che non sono mai fissi. Né prevedibili.

6. Qual è il tuo motto?
Punta un obiettivo. E metticela tutta per raggiungerlo. Ce la farai.

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