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Viaggiare lavorando: vita da Au pair

 

Rachele è una ragazza di 20 anni che ha studiato grafica al Liceo Artistico Nani Boccioni e a settembre dell'anno scorso ha iniziato la sua prima esperienza come ragazza alla pari in Inghilterra a Reading, una città vicino Londra.

1. Chi sono le ragazze “Au pair”?
Au Pair è il termine internazionale per indicare il lavoro di ragazzo o ragazza alla pari, non è infatti un impiego solo per donne. Fondamentale è avere un’età compresa tra 18 e 30 anni. Essere “Au pair in” consiste nel vivere temporaneamente in un paese all’estero ospite di una famiglia che risiede lì. Durante il soggiorno si lavora per la famiglia ospitante svolgendo piccole mansioni come quella del babysitting o faccende domestiche che riguardano la sfera dei bambini. In cambio ti viene riconosciuta una piccola paghetta settimanale (pocket money) oltre che vitto e alloggio naturalmente compresi. Al contrario, l’”Au pair out” deve invece trovarsi un appartamento e pagarsi i pasti. Stando sempre a contatto con la famiglia diventi una sorta di grande fratello o sorella per i bambini ed è questo il bello dell’au pair. I bambini si sono talmente affezionati a me che per me non è quasi più un lavoro, mi sto godendo tanto quest’esperienza.

2. Come si diventa ragazza alla pari?
Ci si può rivolgere a delle agenzie che, pagate, mettono in contatto con famiglie affidabili e certificate. La maggior parte delle persone però utilizza il sito aupairworld.com: compilata l’iscrizione bisogna scrivere una lettera di motivazioni per le quali si desidera diventare una ragazza alla pari, raccontando dei propri hobby, obiettivi per il futuro e i Paesi in cui si è interessati ad andare. Completata la candidatura il sito cerca le famiglie che potrebbero essere adatte a te. Una volta contattata la famiglia tramite mail io consiglio vivamente di chiedere di avere una conversazione skype per vedere chi c’è dall’altra parte dello schermo. Si verificano molte truffe, ci sono tanti profili falsi, al sito può iscriversi chiunque come famiglia. Oltre a questo consiglio di non inviare mai soldi e discutere del contratto di lavoro, se l’offerta di paga è alta rispetto al normale c’è da insospettirsi. È la famiglia a scegliere di accettarti. Il sito è organizzato molto bene e spiega tutto, anche le pratiche per andare in paesi che ne hanno di diverse dagli altri per esempio in America o Australia. Un modo più diretto per trovare una famiglia è utilizzare facebook iscrivendosi ai vari gruppi au pair e pubblicando su questi la lettera motivazionale, le famiglie che ne fanno parte mandano un messaggio privato ai candidati a cui sono interessate.

3. Perché hai scelto di intraprendere un’esperienza di questo genere?
Perché mi piace molto viaggiare e dopo la maturità non avevo voglia di studiare. Ho e avevo l’idea ben chiara di voler fare il Dams e diventare guida turistica, per questo avrei avuto bisogno di un certificato che attestasse la conoscenza di una seconda lingua e qui sto frequentando un corso di inglese autofinanziato con ciò che guadagno come babysitter. L’Au pair è un modo economico per viaggiare, conoscere altra gente e migliorare la lingua. È un’esperienza che ti apre la mente, devi cavartela da solo, diventi quasi indipendente anche se vivi sotto il tetto di una famiglia.

4. L’esperienza ti ha aiutato a migliorare il tuo inglese?
Sì, all’inizio il mio timore più grande era proprio la lingua, sono partita con le conoscenze acquisite solo a scuola. Qui sono obbligata a parlare inglese, la famiglia che mi ospita non conosce l’italiano. Il mio obiettivo era di imparare a parlare più fluentemente, commetto ancora degli errori ma riesco a fare discorsi e capisco benissimo. Per coprire le mie lacune frequento quel corso di cui parlavo prima. L’importante se si vuole migliorare è non stare con i tuoi connazionali, altrimenti non si impara niente.

5. Di cosa ti occupi nella tua nuova famiglia? Quante ore di lavoro devi sostenere?
Devo portare i bambini a scuola e riportarli a casa, preparargli i pasti, tenerli sotto controllo e aiutarli a fare i compiti per scuola. Mi occupo anche di alcune faccende domestiche: lavare e stirare vestiti dei bambini, lavare il bagno che uso con i bambini e riordinare la loro camera. Ovviamente le mansioni cambiano da famiglia a famiglia. Le mie ore sono molto flessibili, per settimana dovrei lavorare 30/35 ore massimo. Ho tempo libero la mattina quando i bambini sono a scuola, tutte le sere della settimana dopo le 20:00 (possono chiedermi di fare babysitting massimo due sere a settimana) e il sabato e la domenica. Durante questo tempo, svolte le faccende domestiche, riesco ad uscire con i miei amici e frequentare il corso due volte a settimana.

6. Giornata tipo di una ragazza alla pari
Mi sveglio alle 7 di mattina con i bambini, preparo loro e il loro lunch box. Alle 9, dopo colazione, li porto a scuola, dove resteranno 5 fino alle 15:30. In questo arco di tempo ho tempo libero per fare ciò che voglio. Ripresi i bambini sto fino alle 19 a casa con loro: verso le 16 gli preparo uno snack e gli faccio fare i compiti. Alle 17:30 devono cenare e dalle 18 possono guardare la tv. Alle 20 sono a letto, io finisco il turno di lavoro e ho tutta la serata libera.

7. Durante il tuo soggiorno hai avuto tempo libero per visitare monumenti, musei e esplorare la città?
Sì, lo faccio durante i miei weekend libe
ri. Ho visitato diverse parti di Londra, che è enorme e caotica, Oxford, Windsor, Salisbury, Stonehenge, sto progettando di andare a Cardiff o Brighton. Ad agosto vorrei andare anche in Scozia ma è costoso e sto cercando anche un lavoro extra per mettere da parte altri soldi. I viaggi li ho fatti insieme ai miei amici, li ho conosciuti al corso o scrivendo sui diversi gruppi di facebook di ragazzi alla pari. Ho aperto un gruppo whatsapp di au pair di Reading e dintorni e attualmente conta 90 contatti. Di recente ho incontrato in un pub anche una ragazza che fa l’au pair qui vicino che ha frequentato il mio stesso liceo.

8. Quali consigli ti sentiresti di dare a una ragazza che vuole intraprendere quest’esperienza?
Consiglio di cercare la famiglia su facebook perché è più veloce e hai subito un contatto diretto. Quando arrivi nell’altro paese non farti frenare dalla lingua e non imbarazzarti: don’t be shy! Parla sbagliando, ti capiranno lo stesso, e imparerai pian piano. Per imparare l’inglese leggi. Organizza per tempo i viaggi per risparmiare.

9. Quali sono i pro e i contro di un’esperienza di questo tipo?
Pro: migliori la lingua, conosci tanta gente nuova e tante nuove culture. Hai inoltre l’opportunità di visitare luoghi con tanta facilità perché non devi pensare all’alloggio e al vitto. E’ un passo verso l’indipendenza lontano da casa. Contro: devi sforzarti di stare il meno possibile con gente della tua stessa nazionalità, anche se per rompere il ghiaccio all’inizio può essere d’aiuto. A volte si sente nostalgia di casa. C’è il rischio che tu non stia simpatico alla famiglia, ho conosciuto tante ragazze che se ne sono andate perché trattate come donne delle pulizie e non come ragazze alla pari, per questo bisogna sempre essere chiari sulle mansioni da svolgere. 


A cura di Rosamaria Provenzale

23 febbraio 2017

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